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21/04 La gara d’addio   PDF  Stampa  E-mail 
Image RAMON ARDITE SALUTA TUTTI E PASSA AL CALCIO: DAL FUTEBOL DE SALAO AI PROFESSIONISTI. Quella contro l'Imola è stata l'ultima gara al Torino del fantasista
Ramon Bueno Ardite, fantasista classe ’84 del Torino, col vizio del gol è arrivato in Italia tre stagioni fa da San Paolo, bacino quanto mai prolifico di “artisti del pallone”. Il club di destinazione era la Luparense, quanto di meglio non avrebbe potuto trovare un Under 21 come lui. Giusto il tempo di ambientarsi, di seguire la preparazione e il paulista spicca il volo destinazione Torino.

Da allora non ha più cambiato maglia e la Mole Antonelliana è diventata la sua seconda casa. Sin dalla prima gara si è cucito addosso il numero 5, lasciato vacante, l’anno del suo arrivo, proprio da un altro brasiliano ex Luparense, Evandro Marassatto. L’ha onorata quella maglia, la resa vincente e quando nella stagione successiva l’amico Evandro è tornato a Torino (dopo la breve esperienza alla Canottieri Belluno) la numero 5 non l’ha più trovata. Un talento il suo, affinato nel tempo dal lavoro di mister Visconti, suo unico maestro in Italia: “Credo di essere migliorato tanto dal giorno in cui ho messo piede a Torino e di questo non posso che esser grato a Visconti per la pazienza che ha avuto. Non ero in grado di difendere quando sono arrivato. Gol? Quelli non erano un problema ma in Italia se non sei in grado di giocare a tutto campo non vali nulla”.
Ramon ha però avuto dalla sua anche uno spogliatoio denso di atleti capaci di tirare fuori il meglio da un giocatore come lui, dotato di grande tecnica individuale. Parliamo del capitano Edu Dias, dell’ingegnere Gustavo Cucolicchio (ora elemento di spicco del Dese), dell’eclettico Cristiano De Noronha, del furetto Maurinho Dos Santos, del sopra citato Evandro, dell’estremo Bassani. “Il primo anno a Torino – prosegue Ramon – sono entrato ufficialmente in squadra solo nel girone di ritorno, a pratiche di cittadinanza ultimate ma mi allenavo col resto del gruppo da Agosto. Allenarsi con quei giocatori era peggio che giocare al sabato in campionato. Visconti schierava chi non giocava sempre nel quintetto opposto ai titolari. E capitava di dover giocare contro Edu-Gustavo-Evandro-Maurinho per citarne alcuni: erano delle guerre le nostre partitelle, delle guerre nel senso positivo del termine. Giocavamo un calcetto essenziale, senza fronzoli, con dribbling profondi e veloci. Ecco loro sono stati la mia scuola”.
Dopo la fine della regular season è arrivato l’annuncio ufficiale di una voce che da tempo circolava in società: Ramon lascia il Torino e il futsal per passare al calcio professionistico. “I sogni vanno coltivati e anche in questi anni, in cui ho abdicato e dedicato tutte le mie forze al futsal ho continuato ad alternare, nel mio piccolo, calcio e calcetto”.
Non sei nato infondo giocatore di futsal. La tua passione più grande e i traguardi più importanti li hai raggiunti proprio nel calcio.
“La mia passione è sempre stata il calcio. Il culmine della mia carriera l’ho raggiunto quando sono entrato a far parte del San Paolo da sempre considerato uno dei club in assoluto più prestigiosi e non solo in Brasile. Quando sono arrivato lì mi sono reso conto che per sfondare non bastava avere dei piedi buoni, serviva dedizione e passione. Giocai con Kakà, prima che fosse ceduto al Milan, in molti ci confondevano per una leggera somiglianza. Poi c’è stata la mia personale svolta. Mi è stata data la possibilità di venire a giocare in Europa, in Italia, ma le richieste sono arrivate dal calcio a 5 e così ho preso la palla al balzo, ho attraversato l’oceano e il resto è storia”.
Torino… tante vittorie, altrettante sconfitte: una vetrina importante.
“Torino è la prima città dove ho sofferto di “saudade” ma è anche la città che ha rafforzato la mia scorza morale e la mia voglia di cercare di ottenere sempre di più. Il mio primo anno in Italia mi regalò una doppia convocazione in nazionale azzurra, in un raduno dell’Under 21 e subito dopo in uno della nazionale maggiore del ct Nuccorini. Fu un’esperienza straordinaria in uno staff professionistico e in uno spogliatoio a dir poco forte”.
Qual è il tuo ricordo più bello di questi tre anni passati a Torino?
“Ce ne sarebbero tantissimi ma non dimenticherò mai il giro di campo finale davanti a un pubblico rispettoso che applaude in piedi: qualcosa di simile la provai nella scorsa stagione a Cagliari, quando vincemmo 3-1. In quella gara segnai una doppietta, il secondo gol fu una punizione da centrocampo che si insaccò all’incrocio dei pali. Ma gli applausi furono per la squadra, per la convinzione che ci permise di portare a casa i tre punti. In porta andò il nostro mister, Visconti, tutti i nostri portieri erano fuori e non c’erano cambi a disposizione. Giocammo 40’ effettivi. In campo per il Torino c’erano solo ragazzi Under 21: io, Felipe, Vinicius e Juliano. Il Cagliari era invece al gran completo. Al suono della sirena tutto il palazzotto si alzò in piedi ad applaudirci. Sono queste le cose belle dello sport, quelle che ti rimangono dentro per una vita intera!”.
Dov’è il tuo futuro?
“E’ presto per dirlo, sto valutando diverse possibilità che mi si sono presentate non è detto che rimanga in Italia, pur essendo ciò che vorrei. L’offerta più allettante arriva dalla Germania“.

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In questa squadra si combatte per un centimetro...
In questa squadra ci massacriamo di fatica per un centimetro...
Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro...
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra vivere e morire...
(Al Pacino - Ogni Maledetta Domenica)



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