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04/11 Interviste a caldo   PDF  Stampa  E-mail 
ImageParla capitan Ricardo Tutilo: la sua esperienza in Italia dopo quella in Spagna, la fascia da capitano, le vittorie sfumate, gli elogi alla classe arbitrale e una voglia di riportare in alto il Torino C5.
Ricardo Tutilo, ultimo acquisto paulista in casa del Torino è nato a San Paolo nel 1978 e cresciuto con la passione per il futsal che i verdeoro sembrano tanto avere nel dna. Dopo una felice ma oramai passata parentesi in Spagna ha deciso di venire a giocare in Italia e nella scorsa stagione (la peggiore per...

... il Torino, conclusasi con la retrocessione in Serie B) a Gennaio è arrivato sotto la Mole. Motivi burocratici hanno fatto si che il suo tesseramento fosse completo solo oltre i termini previsti e il suo esordio con la casacca gialloblù è stato posticipato a Settembre, in occasione della prima giornata di campionato contro l’Aosta. Un esordio con il botto, vista l’importante e mai in discussione vittoria portata a casa dal Torino. Un esordio carico di responsabilità, vista la fascia di capitano che il connazionale Evandro gli ha lasciato.
Dopo la gara di Coppa Italia contro l’Aosta di ieri non lesina commenti il numero 4 gialloblù: “Sono contento che tutti a Torino dalla società, al mister passando per i compagni di squadra ripongano in me massima fiducia. Non pensavo in tanta stima incondizionata, per lo meno non dal principio, non prima di aver fatto vedere quanto posso dare a questa squadra. Voglio fare bene e spero di non deludere mai quanti credono in me”.
Che “calcio a 5” ha trovato in Italia e in questa serie B che per quest’anno (almeno) è la sua dimensione?
“Un futsal diverso per lo meno da quello a cui ero abituato in Spagna ma allo stesso tempo più vicino al modo di giocare intenso in Brasile. Cambia l’attenzione tattica e la cura che si da alla fase difensiva, maggiore in Spagna, minore a favore di altre soluzioni di gioco in Italia e in Brasile”.
E’ arrivato a Torino, in un momento delicato per il club: dopo una retrocessione, dopo alcune partenze eccellenti di bandiere storiche del club (leggasi Edu & Ramon su tutti, ndr)…
“In effetti il momento non era certo dei migliori e le difficoltà ci sono come in tutte le società. Molti dei giocatori che sono qui, quasi tutti oserei dire hanno alle spalle una retrocessione e non è facile liberarsi da questo fardello, ancor più se si pensa di non averla meritata. Dobbiamo lavorare bene su questo aspetto, non tanto sul fattore campo quanto piuttosto sul piano mentale”.
Sabato scorso per ben due volte siete stati riacciuffati dalla Reggiana nei secondi finali dei rispettivi parziali di gara. Due punti buttati via: peccato. Perché?
“Siamo una squadra giovane alla quale manca ancora quella maturità necessaria a gestire certi momenti delicati della gara. Parlo di quando un sano ed efficace possesso palla avrebbe evitato un gol risultato poi pesantissimo. Siamo giovani, sono giovani e c’è tutto il tempo per migliorarci”.
Serie B: dopo 5 giornate che idea si è fatto di questo campionato?
“E’ una competizione di alto livello, come non credevo potesse essere per una terza divisione. Però ad essere onesti credo che a farla da protagonista saranno 4/5 squadre: il Torino, ipocrita non citarlo, l’Aosta, la Reggiana, la Domus Bresso. Restano ancora delle incognite che chiarirò non appena avrò affrontato tutte le squadre… vedi il Bergamo Freestyle, il Toniolo”.
Che idea si è fatta della Reggiana, ultima vostra avversaria in campionato e tra le maggiori candidate al salto in Serie A2?
“In quel di Reggio Emilia abbiamo sbagliato tanto, oserei dire troppo. Non si può essere così ingenui, non si può pareggiare e quasi perdere per 1’ di follia. Se il tiro libero fosse andato a buon fine sarebbe stato una signora beffa ma non si può concedere tanto campo ad una squadra come la Reggiana. Avevamo paura di tenere palla tra i piedi, avremmo dovuto intensificare il nostro possesso palla. Giocare contro la Reggiana che schiera il portiere di movimento non è stato facile”.
Capitolo dolente… di solito: la classe arbitrale. Bilanci?
“Onestamente il livello mi sembra buono per lo meno se paragonato alle giacchette nere che fischiano in Spagna. Qui con gli arbitri puoi parlarci civilmente senza sentirti ricattato da un cartellino che troppo spesso è estratto per mania di protagonismo dello stesso arbitro”.
Visconti: un tecnico che è anche giocatore. Come vive la sua figura?
“Mi piace ancor prima che come allenatore come uomo ed è uno dei motivi che mi hanno spinto a vestire questi colori. E’ bravo in quello che fa e può dire la sua in campo sempre e comunque. Credo che se nei 2’ di superiorità numerica in campo in occasione del primo tempo di sabato scorso, fosse entrato in campo di sicuro saremmo riusciti ad andare in gol. Quando entra in campo lo fa con un trasporto ed una energia tale che è inevitabile che la stessa passi ad ogni singolo compagno di squadra. Per quanto mi riguarda spero che una volta risolti i guai alla caviglia giochi un minutaggio più alto”.
C’è qualche giocatore che l’ha positivamente impressionato?
“Si… ma è un tecnico/giocatore. Lino Gomes, numero 14 dell’Aosta. Un giocatore che ti cambia le partite, che dispone in campo la squadra nel modo vincente e la fa girare alla perfezione. Un tecnico che prepara alla perfezione le gare e le vince contro squadre esperte, pur con giovani promettenti ma alle volte sprovveduti. Un veterano, uno che sa dare sempre la risposta giusta al momento giusto che sia in campo o in panchina e poi è umile e questo inevitabilmente gli fa acquistare un valore aggiunto importante”.

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Il capitano del Torino C5: il paulista Ricardo Tutilo ('78)






 
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Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro. E' quello il punto al quale si deve arrivare.
(Franz Kafka)



Quali tra queste 7 squadre alla fine del girone d’andata occuperanno i primi 4 posti in classifica?
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