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SECONDO ANNO NELLA SERIE CADETTA, ASPETTANDO AMORE E TIFOSI
Un nome nuovo, un nuovo logo, per voltare pagina. Archiviata una stagione dai due volti, comunque positiva perché la salvezza in A2 non è da tutti, anche con sacrifici e scelte dolorose, vedi la cessione di Evandro, adesso il Torino C5, non più Real Dayco, si sta preparando per il suo secondo anno in A. Le tracce dell’antica fusione che ha portato all’unione tra una vecchia e gloriosa società il Cesana griffato Dayco e un gruppo di ragazzi rampanti, il Real Torino di Marzo, è cancellata dal nome, ma resta nel cuore della società. La storia del calcio a5 piemontese, il Cesana, resta nel logo e nell’organigramma (presidente è sempre e comunque Giulio Vacchi), mentre Sabatino Marzo, anima e cuore del sogno chiamato prima, non a caso, Dream Sport e poi Real Torino è ancora lì, nel ruolo operativo e fondamentale di direttore sportivo, in pratica uomo-mercato. Al suo fianco c’è Emanuele Buonomo, con incarichi amministrativi e la voglia di dimostrare a tutti che la travagliata stagione passata è ridotta al rango di ricordo ma soprattutto di esperienza; allo scopo di imparare dagli errori commessi. E il GA, il Grande Antipatico, del calcio a 5 torinese, ha la stessa voglia di prima di ricacciare in gola alle lingue lunghe le maldicenze, gli sfottò, i manifesti funerari listati a lutto con troppa precipitazione. Non vuole apparire, Buonuomo, al punto che quando gli si fa qualche domanda trova una scusa, non risponde: “ti richiamo” dice, oppure “scusa un attimo, devo fare una cosa, aspetta un secondo” e sparisce, non si rifà vivo. E quando glielo fai notare, ti guarda e ride, con quel suo sorriso da orsetto Yoghi, che è poi quello di chi combina un sacco di pasticci ma alla fine della puntata ha ragione lui. E se è antipatico, magari è perché lui in A2 c’è arrivato davvero e se non fosse stato per qualche strana congiunzione di persone e di situazioni, magari avrebbe contribuito, assieme a Marzo, Visconti e altri, ad arrivare anche più in alto. Nonostante un palazzetto non deserto ma semivuoto, che forse è anche peggio, abitato da una popolazione strana, poco tifosa ma che spesso si frega le mani convinta di saperla più lunga. E magari è anche vero, perché non è detto che tutti facciano sempre le cose nel modo giusto, ma guarda caso queste cose succedevano anche quando in A2 c’erano altri. Perché malignare, essere contenti delle sventure altrui, è da sempre nel dna dello sport, e forse non solo, torinese. Gli inviti a tifare la squadra che è la massima espressione del nostro futsal si sono persi nel rammarico per la carenza di italiani e l’abbondanza di oriundi. E quest’anno che gli italiani sono di meno, ci sarà da sentirne delle belle: è vero, sarebbe bello avere in A2 una squadra fatta solo da italiani, meglio ancora da torinesi, come fu il Torino Calcetto (ma lì di straniero c’era il tecnico e se proprio vogliamo dirla tutta anche due siciliani e due romani in campo, aborriamo); è vero, non ci piace la moda, inaugurata dalla nazionale, di andare all’estero a cercare talenti già formati invece di cercare di crearne qualcuno in casa. Ma la direzione in cui va il C5, purtroppo, è quella: adeguarsi o perire. A noi piace di più una Torino con una squadra in A2 di calcio a 5. E a voi?
Alberto Manzo Direttore Editoriale de “Il Corriere Sportivo”
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